“L’Unità” 9-10/04/2010

Nei giorni del 9 e 10 aprile il Caso Arkeon ha conquistato per la prima volta la prima pagina di un quotidiano nazionale: l’Unità.  La causa tuttavia non è stata l’apertura del processo contro Arkeon, bensì l’accesa polemica pubblica per gli scandali pedofilia nella Chiesa Cattolica. Il collegamento è rappresentato da Padre Raniero Cantalamessa, noto predicatore della Casa Pontificia, accusato dall’Unità di essere un fiancheggiatore di Arkeon.

Potete trovare gli articoli a questi link:

9 aprile 2010 -“Da predicatore Vaticano e supporter di Arkeon” di G.M. Bellu 

9 aprile 2010 – “Corsi per guarire da tumori o Aids. Le carte dell’accusa” di Ivan Cimmarusti

10 aprile 2010 – “Perizia a pagamento Ecco come Sacred Path ha cercato di ripulirsi”, G.M. Bellu

10 aprile 2010 -“Moccia?Lo conosco ma l’ho frequentato solo saltuariamente” – lettera aperta di Padre Raniero Cantalamessa

Di seguito riporto i due commenti postati da Klee su suo blog.

IL CODICE ARKEON?/1

Nei giorni scorsi l’Unità ha dedicato uno spazio enorme al “Caso Arkeon”: due articoli il 9 aprile 2010 (“Da predicatore Vaticano e supporter di Arkeon”, di G.M. Bellu e “Corsi per guarire da tumori o Aids. Le carte dell’accusa” di Ivan Cimmarusti) con una foto gigante di Padre Raniero Cantalemessa in prima pagina e il titolo “Il codice Arkeon”; e un altro articolo il 10 aprile 2010 (“Perizia a pagamento Ecco come Sacred Path ha cercato di ripulirsi” sempre di Bellu), cui si aggiunge una lettera aperta di Padre Raniero all’Unità dal titolo un po’ travisato (“Moccia?Lo conosco ma l’ho frequentato solo saltuariamente”).
Il caso è eccezionale perché – nonostante il clamore suscitato in questi anni dal presunto scandalo a base di soldi-sesso-sette, le numerose trasmissioni televisive e i numerosi articoli apparsi sulle principali testate nazionali – è la prima volta che Arkeon finisce sulla prima pagina e non come rimando ad un articolo interno, ma come articolo di testata. Basta guardare la copertina per capire.

E’ evidente che il protagonista negativo degli articoli non è Arkeon ma Padre Cantalamessa e, attraverso di lui, la Chiesa Cattolica. Sua è la faccia in copertina. Ed espliciti sono i parallelismi fatti con gli scandali sulla pedofilia nella Chiesa. Commentando un carteggio tra P.Cantalamessa e persone che gli avanzavano sospetti su Arkeon, infatti, Bellu prima dice: “Il successivo capoverso della lettera è significativo per le analogie che presenta con gli argomenti utilizzati da chi, all’interno della Chiesa, vorrebbe negare il problema della pedofilia. È la tesi del caso singolo” e poi dice: “Non solo non fece alcuna denuncia ma, come abbiamo visto, informò il capo dell’organizzazione. Proprio come quei prelati che, davanti alle denunce di casi di pedofilia, non si rivolsero alla magistratura ma alle autorità ecclesiastiche gerarchicamente superiori”). “Così fanno i preti!”, sembra dire Bellu.

Segnalo la cosa perché è significativa di come il Caso Arkeon sia un conto sul quale ciascuno segna le proprie bevute, un asino a cui tutti caricano la propria soma. Chi cerca vendette e rivalse personali. Chi cerca visibilità professionale e riscatto dalla mediocrità del proprio curriculum. Chi cerca una scorciatoia per una carriera rapida. Chi cerca di cavalcare la vicenda per i propri motivi ideologici, siano essi la questione omosessuale o la questione clericale.
In questo gioco chiunque può essere coinvolto, se torna utile farlo. E se più autorevoli sono le persone che tocca screditare, più grosse saranno le sparate necessarie: nulla è verosimile come il totalmente inverosimile! Nell’ormai quadriennale lotta contro il male rappresentato da Arkeon, la stampa e i suoi astuti imbeccatori hanno progressivamente alzato il tiro, tirando in ballo una serie di persone venute a contatto con Arkeon, ree di averlo sostenuto o promosso: la d.ssa DiMarzio (apprezzata psicologa) per aver incontrato il gruppo; Simonetta Po di Allarme Scientology per aver espresso solidarietà alla DiMarzio e aver criticato il Cesap; Silvana Radoani dell’Asaap, non si è mai capito perché; ora da ultimi Padre Cantalamessa (predicatore della Casa Pontificia) per quelle due interviste; e il Centro Internazionale Studi sulla Famiglia per aver fatto uno studio a pagamento. Ovviamente più alto diventa il bersaglio più grossa e surreale dev’essere l’accusa perché regga. E così se la DiMarzio era diventata “il nuovo guru in pectore” di una setta già sotto la lente di ingrandimento dei media e della polizia, Cantalamessa diventa il protettore di una sgangherata setta di maniaci che disporrebbero di potenti entrature in Vaticano e il Cisf si venderebbe la credibilità per uno studio da 30.000 € su una setta ormai inquisita! Mi limito a considerare che tutte le persone citate non hanno conosciuto direttamente Arkeon e l’unico che lo ha in parte conosciuto (il Cisf) a detta della stessa Unità si è espresso in termini cautamente positivi. Non solo. Sembra che più andiamo avanti, più “i conniventi” con Arkeon siano persone credibili e stimate, mentre gli accusatori di Arkeon hanno dalla propria parte il Cesap, le indagini fatte dal PM sulle carte fornite dal Cesap, gli articoli di stampa sulle carte fornite dal Cesap e la solidarietà di una serie di associazioni di categorie che hanno letto solo le carte fornite dal Cesap.
E aggiungo che a questo gioco tutti hanno interesse a partecipare, tanto non costa niente. Tutti si iscrivono al gioco al massacro perché dà una buona probabilità di guadagni rapidi, se per puro caso la si è imbroccata, e la quasi certezza di nessun costo se si prende una cantonata. In fondo qualcuno ricorda i nomi dei giornalisti che massacrarono Tortora? Credete che qualcuno di loro abbia perso il posto? O credete che lo abbiano perso i poliziotti scriteriati che raccolsero le prove, o i PM invasati o i giudici incompetenti?
Vorrei aggiungere una ultima cosa. Ma qualcuno si è domandato cosa avrebbe avuto da guadagnarne Cantalamessa e/o la Chiesa a sostenere Arkeon? Soprattutto dopo le prime trasmissione televisive di denuncia di presunti reati commessi al suo interno? Se si può comprendere che la Chiesa faccia quadrato attorno a suoi sacerdoti (ammesso che lo faccia), perché avrebbe dovuto esporsi per Arkeon? Per un percorso dichiaratamente nato nel Reiki, disciplina condannata dalla Chiesa? Per un gruppo che – a dispetto dei ventimila adepti ovunque citati, che rappresentavano una stima (secondo me inverosimile) di tutte le persone che almeno una volta avevano fatto un seminario in 15 anni – ai tempi di Cantalamessa raccoglieva forse 300-400 persone? Non c’è una logica in tutto questo! Ma – sembra di capire – non è la logica che interessa Bellu. L’argomento è proprio che “così fanno i preti”, che c’è una sorta di perversione antropologica nella gente di Chiesa (o almeno in gran parte di essa). Un argomento tanto delirante quanto simile alla diversità antropologica dei magistrati di berlusconiana memoria. Come del resto esplicita lo stesso Bellu quando scrive: “L’autenticità di questi documenti – che aiutano a ricostruire quale retroterra culturale e anche spirituale ci sia dietro la clamorosa gaffe su pedofilia e antisemitismo – è certificata”.
Bellu che parla di retroterra culturale e spirituale di Cantalamessa…sono senza fiato!
Per questo, più modestamente, non proverò ad addentrarmi nel retroterra culturale e spirituale di Bellu, ma mi limiterò a provare ad addentrarmi nell’esegesi del “pensiero di Bellu”. Ma nella prossima puntata….
Riprendo dove interrotto l’ultimo post, venendo all’esegesi del “pensiero di Bellu”.

Il primo articolo pubblicato dall’Unità (“Da predicatore Vaticano e supporter di Arkeon”) riprende sostanzialmente il presunto scoop fatto nel dicembre 2007 da “Striscia la Notizia”, che parlò delle due trasmissioni di “A sua immagine” in cui P.Cantalamessa aveva intervistato prima Moccia nell’ambito di una puntata dedicata al tema del figliol prodigo (11/09/04) e poi una giovane coppia di Arkeon nell’ambito di una puntata dedicata al tema della famiglia (30/12/2006). L’unica novità introdotta dall’articolo è il riferimento ad alcune lettere inviate a P.Cantalamessa da famigliari di aderenti ad Arkeon preoccupati per i propri parenti, che secondo l’Unità mostrerebbero il supporto acritico di P.Cantalamessa ad Arkeon e la sua intimità con Moccia. Procederò riportando le frasi più significative e commentandole.

1. “Il predicatore dedica una puntata della sua rubrica televisiva (..) al metodo Arkeon e conduce un’intervista encomiastica a Moccia sul rapporto padre-figlio”. Basta vederla per verificare che la puntata non è dedicata ad Arkeon (mai citato) ma al rapporto padre-figlio oggetto della trasmissione. E l’intervista non è encomiastica, ma riflette banalmente l’interesse e l’apprezzamento che l’intervistatore ha per l’esperienza dell’intervistato che ha chiamato (e chi non troverebbe positiva la storia di un figlio che torna al padre dopo anni di rapporto conflittuale?).
2.“Un mese dopo a Milano, nella chiesa di S. Eustorgio, celebra una messa alla quale assistono Vito Carlo Moccia e centinaia di suoi discepoli”. Una Messa è un fatto pubblico al quale chiunque può partecipare: come chiarisce lo stesso P.Cantalamessa nella sua lettera all’Unità, «Non ho celebrato la messa per loro. Hanno chiesto di partecipare a una messa da me celebrata per la parrocchia di S. Eustorgio e sono stati accolti da me e dal parroco. Erano in 400 e hanno edificato tutti: molti si sono confessati e moltissimi hanno fatto la comunione». Il fatto di averci poi accolti in Sagrestia dopo la celebrazione mi sembra una cosa abbastanza ovvia nel momento in cui trovi un gruppo organizzato di forse duecento persone che sono venute ad assistere. A questo proposito scrive una testimone diretta, la blogger Pulvis: “Ricordo che passammo in sagrestia perché il parroco, molto ospitale, vedendo un gruppo di non parrocchiani abbastanza numeroso, ci permise di vedere le bellezze conservate lì e nei locali attigui alla chiesa. Punto.
Padre Cantalamessa stesso, di fronte alle manifestazioni gratuite (nel senso di “non derivate da qualche sua azione particolare”) di affetto nei suoi confronti ha fatto quello che avrebbe fatto ogni sacerdote (ed ogni persona di buon senso): non le ha respinte duramente ma nemmeno le ha in alcun modo incoraggiate”. Segnalo infine che la scena – riportata fotograficamente dall’Unità – non è tratta da un CD promozionale come dice Bellu, ma da un filmato privato registrato all’epoca e sequestrato dalla Digos. Aggiungo per il sig.Bellu che molti hanno parlato a sproposito di “adepti” di Arkeon, ma che lui è il primo ad oggi ad aver parlato di discepoli. Promossi sul campo da presunta psicosetta e a gruppo religioso!
3. “Una campagna di proselitismo sempre più intensa: il numero degli adepti arriverà a sfiorare la ragguardevole cifra di ventimila”. La campagna di proselitismo era allora talmente intensa che ai seminari partecipavano mediamente 20 persone, vecchi allievi abituali. Sulla cifra dei 20.000 adepti già mi sono espresso nel post precedente.
4. “L’autenticità di questi documenti è certificata. Sono stati, infatti, prodotti dai legali di Vito Carlo Moccia a sostegno di un atto di citazione contro il Centro studi sugli abusi psicologici”. E’ semplicemente falso. Tali documenti non sono mai stati prodotti dalla difesa, come si potrà verificare quando le carte saranno rese pubbliche. Essendo sui computer sequestrati a Moccia, questi dati sono in mano della Digos, del PM e forse del Cesap. La domanda è come siano venuti nelle mano dei giornali non degli atti processuali ma documenti investigativi riservati.
5. L’affondo – e la novità – più forte dell’articolo dovrebbe essere in due punti. Là dove dice: “Il predicatore della Casa pontificia non si limita a difendere il capo di “Sacred path” ma si premura di informarlo della denuncia che gli è stata confidenzialmente rivolta. In calce alla lettera c’è, infatti, una nota manoscritta: «Caro Vito, ti invio una lettera che ho ricevuto e la mia risposta, perché, penso, è giusto che sia informato »”. E poi dove dice: “C’è invece (datata 19 aprile 2006) una lettera, scritta dalla stessa città, di un signore che poi è il marito dell’amica disperata della signora di Magenta. Questo signore, al pari dei due figli, ha aderito ad Arkeon o, almeno, ce l’ha in grande simpatia. E fa riferimento al contenuto della lettera inviata a Cantalamessa dall’amica della moglie. Come è potuto succedere? L’unica spiegazione è che anche questa volta Moccia sia stato informato e che abbia chiesto all’adepto di Magenta di scrivere qualcosa di rassicurante all’autorevole sponsor cattolico”. Le riposte dello stesso Cantalamessa sul punto sono assolutamente forti e chiare: “Numerose Associazioni, per i più svariati motivi, ricevono accuse e denuncie ed io pensavo che anche le accuse mosse ad Arkeon facessero parte di queste, proprio per questo motivo, avvisai Vito Carlo Moccia perché potesse rendersi conto di cosa stesse accadendo all’interno della sua Fondazione. Era sorta in me la convinzione che qualcuno dei “maestri” avesse abusato della fiducia di Vito Carlo Moccia, ma non pensavo alla negatività dell’ Associazione, perciò, in un’altra puntata della Rubrica religiosa “A sua Immagine”, intervistai una persona che aveva ricevuto dei benefici da Arkeon, ma volutamente non feci cenno alla suddetta Associazione, non per dare l’impressione di non conoscerla, come si insinua nell’articolo, ma proprio perché a me interessava solo il messaggio religioso e non fare propaganda ad Arkeon….personalmente non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a denunciare e condannare: non si denuncia, se non si è testimoni, non si denuncia solo per aver ricevuto due lettere”. Anche su questo aspetto faccio le mie le parole della blogger Pulvis che dice: “Trovo che anche con le contestate trasmissioni abbia percorso la sua strada in accordo a ciò che la sua scelta di vita gli richiede: ha preso ciò che c’era di buono e senza fare pubblicità, l’ha mostrato e l’ha usato per spiegare e portare la Parola di Dio.…E se quello che nell’articolo è scritto del carteggio è vero, ha ancora di più la mia stima: non avendo assistito a fatti e non avendo motivi né interesse per credere all’una piuttosto che all’altra parte, li ha messi in comunicazione chiamandosene fuori. Come a dire: guardi Vito Carlo Moccia che lei è in buona fede e cerca di vedere aspetti critici del suo lavoro per crescere e migliorare nel rispetto dell’altro, qui c’è qualcuno che ha qualcosa da dirle. Guardi signora, che se il suo interesse è davvero il bene dei figli della sua amica, questo è quello che ne dice il loro padre (e non si può dare per scontato che anche lui non abbia il bene dell’intelletto solo perché la pensa diversamente da lei!). E’ un modo di agire infinitamente più saggio e più corretto che quello di quei centri studi sulle sette che invece di far dialogare le parti le mettono sistematicamente una contro l’altra acuendo i conflitti e piegando gli eventi, le parole e le teorie a proprio uso e consumo. E’ lo stesso che provò a mettere in atto la dott.sa Di Marzio chiedendo di far rientrare nel suo studio su arkéon anche le testimonianze negative pervenute al CeSAP della provincia di Bari. Purtroppo la dott.sa Tinelli non acconsentì (chissà perché?) e –combinazione- dopo poco lo studio della Di Marzio fu bloccato da una vicenda giudiziaria partita ancora una volta da Bari, assurda, probabilmente montata ad arte da chissachì e (credo e spero) per fortuna ora conclusa”.
6. Infine a proposito del famoso finto scoop di Striscia la notizia sulla coppia intervistata da Cantalemssa nella seconda trasmissione, l’articolo riporta che “Interviene il garante della privacy che rivolge alla Rai e al conduttore un ammonimento per aver violato le regole deontologiche che tutelano i minori. Il bambino di Luca non solo era perfettamente riconoscibile ma, osserva il garante, ha dovuto assistere a un’intervista che riguardava «anche aspetti estremamente delicati relativi a vissuti dolorosi di uno dei genitori: gli abusi sessuali subiti da parte di un familiare»”. Su questo punto si è commesso uno dei più assurdi e grotteschi ribaltamenti della verità. Anzitutto il filmato non era un documento promozionale, come di nuovo si vuol far credere, ma documentazione interna riservata del gruppo, il che significa che la violazione della privacy è stata commessa non da i genitori o da Arkeon ma da Striscia e non solo nei confronti del bimbo ma della famiglia stessa. Quanto poi alla follia del discorso sul minore costretto ad assistere alla narrazione di vissuti dolorosi, mi chiedo se il garante abbia prima ancora che la competenza a valutare aspetti di carattere psicologico, la capacità di farlo; ma l’ha visto il filmato? Ha sentito una qualche forma di violenza o di esasperazione nella narrazione del padre? Si crede davvero che una narrazione così pacata e sincera anche di eventi intensi possa essere più violenta di tante immagini TV, liti famigliari, piccole aggressioni a scuola che giornalmente si succedono? Ma di che diavolo parliamo? Come sta secondo il garante un bimbo di tre anni a cui i genitori DEVONO spiegare che stanno divorziando? Glielo fanno spiegare dal garante per tutelarne la privacy?

Il secondo articolo di interesse (“Perizia a pagamento Ecco come Sacred Path ha cercato di ripulirsi”, Bellu, 10/4/2010) aggiunge una ulteriore novità assoluta nella vicenda Arkeon: uno studio affidato da Arkeon al CISF (Centro internazionale Studi sulla Famiglia) per la cifra di 30.000€ e finalizzato – secondo l’autore – a rifare una verginità ad Arkeon a scandalo ormai avviato. Il discorso sullo spararla sempre più grossa mano a mano che si alza il tiro qui si adatta perfettamente.
1. Il punto di fondo è già stato ben commentato sul suo blog da Baraka, che mi permetto qui di riprendere integralmente “Perizia a Pagamento, l’ultimo articolo di Giovanni Maria Bellu, sottintende una curiosa idea dell’etica e del profilo professionale di stimati studiosi. L’idea cioè che stimati e accreditati studiosi di un Centro Studi di livello internazionale siano diventati improvvisamente dei mercenari disposti a vendere un tanto al chilo il proprio nome su perizie favorevoli utili a ripulire una cricca di delinquenti. Stupefacente. Giovanni Maria Bellu se avesse voluto fare del giornalismo di inchiesta un po’ più serio e meno superficiale avrebbe dovuto prima domandarsi come è possibile che una perizia semplicemente equilibrata già esistesse e come è possibile che la Procura di Bari non l’abbia tenuta in alcuna considerazione nè abbia sentito la necessità di approfondire. Soprattutto avrebbe dovuto prima chiedersi come mai uno studio iniziato invece a titolo del tutto gratuito dalla Dott.ssa Di Marzio sul caso Arkeon sia stato interrotto a colpi di avvisi di garanzia e oscuramento del sito”.
2. “Elaborò anche un “rapporto finale” cautamente favorevole all’associazione. Si tratta di dieci paginette precedute da un avvertimento che suona come un mettere le mani avanti: «Tutto il materiale è stato fornito da Arkeon o è stato realizzato con il suo supporto tecnico”. Il CISF è un centro studi internazionalmente noto ed apprezzato, che vanta una notevole credibilità scientifica anche al di fuori degli ambienti cattolici. L’ipotesi più semplice che abbiano scritto quello che hanno visto è troppo semplice? L’ipotesi che 30.000 € siano troppo pochi per vendersi una reputazione è troppo semplice? Tra l’altro la cifra non fu neanche di 30.000 € ma di 10.000 €, perché lo studio fu interrotto ad un stadio intermedio.
3. “La disponibilità e l’apertura totale dimostrate da tutte le persone di Arkeon implicate nella ricerca sono state pronte e totali, ed hanno consentito un lavoro rapido e, a noi pare, proficuo»”. Un lettore anche solo appena attento a ciò che legge coglierebbe che questa frase stride fortemente con i tratti tipici di una setta o di un’associazione a delinquere, che tipicamente è abbastanza chiuso verso l’esterno. In effetti lo stesso Dr.Schimera dell Digos di Bari, nella sua ormai celebre intervista del 2006 a “Terra”, si giustificava per non aver infiltrato nessuno nei seminari di Arkeon a raccogliere prove certe adducendo l’estrema chiusura di questi tipi di gruppo Eppure arriva un qualunque CISF che rileva una “apertura pronta e totale”. Di nuovo la risposta più semplice no? Di nuovo si sono venduti per 10.000€? O la spiegazione è che ci siamo presentati a loro “col vestito della festa” per ingannarli e avere un buono studio? In quel caso come spiegare che i contenuti delle registrazioni dei seminari cui assistettero gli studiosi del CISF sono gli stessi delle migliaia di ore di registrazione cumulate in tanti anni col consenso dei partecipanti e a disposizione della Digos?
4. “È stata poi la magistratura a impedirne l’utilizzo”. Di nuovo l’informazione è semplicemente e integralmente falsa. L’Unità stessa documenta come lo studio fosse stato commissionato nell’inverno del 2006, cioè un anno prima che venissero recapitati gli avvisi di garanzia e quando perciò non si aveva ancora nessuna notizia dell’esistenza di indagini in corso. Infine il rapporto in questione è stato reso disponibile nella primavera-estate del 2007, diversi mesi prima del recapito degli avvisi di garanzia. Se in quel tempo, in cui pure la campagna mediatica contro Arkeon era già iniziata, lo studio non venne usato come una certificazione autorevole non è per divieti della magistratura (che ancora non era intervenuta) ma perché sussisteva una clausola contrattuale che proibiva la divulgazione dello studio, che poteva quindi essere utilizzato esclusivamente a fini interni di autovalutazione. Per altro anche questo documento non è stato prodotto dalla difesa e quindi non sussiste tra le carte del processo ma solo nel materiale documentale sequestrato dalla Digos a Moccia. E’ lecito domandarsi di nuovo come faccia ad essere entrato in possesso dell’Unità e per mano di chi?
5. Concludo citando il passaggio personale su Vito.“Vito Carlo Moccia, che tra l’altro è anche accusato di esercizio abusivo della professione, veniva presentato come un genio pluridisciplinare universalmente conosciuto e stimato. Eccone un passo. «Un tempo Vito Carlo era imprenditore nel campo della bioingegneria, realizzato economicamente e riconosciuto nel mondo. Anni fa anch’egli scendeva nel “proprio inferno” prendendo coscienza della solitudine esistenziale che lo investiva. Andò alla ricerca di risposte nelle vie intellettuali, si laureò in antropologia e psicologia, cercò nei percorsi psicanalitici e psicoterapeutici, nelle tradizioni orientali, nella pratica della meditazione, fino a scoprire la via del ritorno al padre». Un identikit che stride in modo sinistro con quanto si legge nel decreto di rinvio a giudizio: «Il Moccia si presentava come laureato alla Jolla University di San Diego e laureato in psicologia e pedagogia presso l’università statale di Fiume, titoli inesistenti e comunque non validi in Italia». Cito questo passo non tanto per rettificare le falsificazione che contiene (Moccia aveva effettivamente fondato un’azienda biomedica di cui è facile verificare i fatturati e la penetrazione e aveva effettivamente conseguito i titoli citati dalla stessa Unità, riconosciuti o meno che fossero in Italia), ma per sottolineare che dire che la prima descrizione “stride in modo sinistro” con la seconda è veramente un’esagerazione meschina. In questi anni ci siamo abituati ai tentativi di denigrazione portati dalla Tinelli ai curriculum di colleghi più apprezzati…ma da un giornalista a un inquisito è una roba davvero un po’meschina!

Prima di chiudere vorrei richiamare l’attenzione su un interessante documento riportato da Bellu: una tabella intitolata ”Uscite” che riporta dei costi relativi agli anni 2006-2009. Si tratta di una previsione di spesa dell’Associazione Sacred Path per i quattro anni successivi. Che sia una previsione e non un consuntivo lo dimostrano sia il fatto che la cifra riportata per il CISF è di 30.000€, mentre come detto e come confermabile dal CISF la cifra erogata fu poi di soli 10.000€, sia il fatto che l’attività dei seminari si è interrotta con gli avvisi di garanzia del 2007. Avendo quei dati, immagino che il sig Bellu abbia anche le tabelle gemelle delle “Entrate”. Se avesse avuto il gusto di guardarle e confrontarle avrebbe porbabilmnente scoperto l’acqua calda: cioè che Sacred Path era un’associazione microscopica, in perdita secca da anni. Alla faccia dell’associazione a delinquere.

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