Claudio Risè

Risposta di Caludio Risè ad un commento, inserito nel suo Blog, sul tema dell’omosessualità, della canzone di Povia e di Arkeon. 9/3/2009

Non essere bigotti, quando si parla di sesso, è indispensabile, soprattutto per chi, a parole fa dell’antibigottismo la propria bandiera, come appunto il movimento gay. Il benessere psicologico richiede, infatti, la libertà: libertà di uscire dall’eterosessualità per chi lo richiede, ma anche viceversa. Essere costretti a rimanere in una posizione che non ti piace fa solo male, a te e agli altri. Di questo parla la canzone di Povia. Perché lei chiede:”Quanti ragazzini sentendo quella canzone penseranno che un giorno potranno “guarire” dal loro “male”?” Povia non parla nè di guarire, né di male (solo il movineto gay, e i media che, chissà perché, seguono questa strana linea, lo fanno). La canzone (mi sembrava, ma ho verificato per risponderle) dice:” Questa è la mia storia. Solo la mia storia: Nessuna malattia, nessuna guarigione…” Allora perché insistere con questa storia pseudo-cinematografica delle guarigioni forzate? Tra l’altro la sua lettera, dicendo che:”tutti i gay o quasi da ragazzini hanno pensato che un giorno sarebbero “guariti”, che la loro era una condizione temporanea dovuta ai tumulti ormonali dell’adolescenza “, sembra confermare che per moltissime persone la condizione “gay”, è una seccatura, più che un piacere. Perché non dare a loro la libertà di cercare (con gli aiuti che desiderano), psicologici, spirituali, affettivi, la propria autentica sessualità, invece di costringerli in una gabbia che non amano? L’unica cosa (finora) certa è che la prova dell’origine genetica dell’omosessualità non è mai stata trovata, mentre il rapporto coi fattori culturali e affettivi è documentato a partire dall’età classica fino…..alla canzone di Povia.
Quanto alla sua domanda:” Può darsi che in qualche caso sia possibile per un gay diventare etero, non posso escluderlo, ma in quali percentuali questo può accadere? E quanto è “definitivo” il suo nuovo orientamento?” Le percentuali, e la “durata” dell’orientamento, almeno per quanto mi riguarda, le lascerei francamente perdere. L’importante è che l’individuo sia libero di cercar/si, altrimenti siamo già nel totalitarismo, qualsiasi colore si dia. Mi pare invece più interessante il fatto, saputo da tutte le diverse culture, ma rimosso dalla nostra, che entrambi gli orientamenti esistono, e che quello omosessuale, forte nell’adolescenza, diventa spesso meno desiderato dopo. Che delle persone, a richiesta, ne aiutino altre in questo percorso è puro buonsenso. E impedirlo, di nuovo, è un fatto di autoritarismo, che lede le libertà costituzionali.
Non sapevo nulla dello scoop di Striscia,perché non vedo la TV. Però mi sono documentato e possono farlo anche i naviganti andando su: http://www.youtube.com/watch?v=VKNIhqP-S9g&hl=it
Conosco il gruppo Arkeon perché molti pazienti me ne hanno parlato. Più che una setta mi pare uno dei tanti “franchising” similpsicologici di successo presenti nella “terra di nessuno” degli incontri di gruppo. Il suo fondatore aveva ben intuto che gran parte dei malesseri attuali nascono dall’assenza del padre, e su quello ha fatto crescere la sua iniziativa. Personalmente, non mi risulta che fossero particolamente fissati sull’omosessualità, né che abusassero di minori. Comunque, se Luca voleva uscire dalla situazione in cui era, e Arkeon l’ha aiutato, meglio così. Speriamo piuttosto che arrivi presto il processo, perché non si può mettere in galera, le persone per anni, e linciarle a colpi di scoop con testimoni che parlano incappucciati: fa venire i brividi, è roba da Ku Klux Klan, altro che libertà d’informazione. In tutta questa storia, ed anche nel suo messaggio, circola una spiacevole aria di caccia alle streghe. Che il movimento degli omosessuali, persone cacciate per secoli, si riduca a questo, mi dispiace. Molto. Auguro a tutti di ritrovare il gusto per la libertà, e il rispetto per le scelte delle persone.

Claudio Risé