Mario Aletti

E’ ritornata di attualità l’espressione “lavaggio del cervello”.
Articolo di Mario Aletti – Tratto da: PSICOLOGIA DELLA RELIGIONE-news, Notiziario della Società Italiana di Psicologia della Religione, Anno 13, n. 1- 2, gennaio – agosto 2008, pp 1-3.

Non certo per via di nuove conoscenze scientifiche in proposito, ma sull’onda dell’informazione scandalistica mass-mediatica, di qualche iniziativa investigativa e giudiziaria e, soprattutto, sulla spinta della campagna rabbiosa di gruppi che, proclamandosi “antisette”, si presentano come paladini della religione istituzionale e difensori di persone “plagiate” e dei loro familiari.

E’ la ripresa (colpo di coda?) della obsoleta questione del “brainwashing” che negli anni ‘80 fu liquidato nella comunità scientifica internazionale come concetto inutile e confusivo e che ora qualcuno vorrebbe rivestire di una “scientificità” con la formula del “plagio mentale” individuandolo quasi esclusivamente nelle “Psicosette”. Non è questa la sede per dire dei numerosi gruppi anti-cult, o degli anti-satanisti che affermano di conoscere 8.000 sette sataniche solo in Italia, o delle associazioni di familiari di vittime delle sette. Gruppi assolutamente sconosciuti nel dibattito scientifico internazionale, che spesso ruotano attorno alla smania di protagonismo di sedicenti “ricercatori”, “facilitatori”, consulenti. Spesso, come si osserva in Internet, in lotta rabbiosa tra loro nella rivendicazione di un primato di autenticità, scientificità ed efficacia, con denunce all’autorità di Polizia postale e con cause finite in Tribunale.

Come già notavano alcuni dei massimi studiosi statunitensi, è forse l’ora di pensare a gruppi di auto-aiuto non solo per gli ex-affiliati alle sette, ma anche per gli appartenenti alle nuove “sette anti-sette” (Hood, R. W., Jr., Spilka, B., Hunsberger, B., & Gorsuch, R., 1996).

In questo bailamme una cosa può attirare l’interesse di psicologi e sociologi della religione: l’evoluzione del concetto stesso di setta. Una volta la denominazione setta era attribuito a formazioni religiose minoritarie, scarsamente solidali con la cultura ambiente e in rottura con le chiese istituzionali (il modello di Troeltsch e le sue successive declinazioni). Vi si ravvisavano alcune caratteristiche psico-sociali tipiche: forte coesione interna e chiusura verso l’esterno, dogmatismo e fondamentalismo religioso, gregarismo e dipendenza ipocritica dai leaders, ritualismo spesso esoterico…

Nonostante la sua origine avalutativa, in alcuni ambienti della sottocultura italiana il termine era connotato negativamente, per riferimento contrappositivo alla religione istituzionale cattolica. Così fu per quella “associazione privata di cattolici” che si costituì nel 1987 con il nome di GRIS-Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette (da qualche anno cambiato in quello più “dignitoso” di Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa) che ha individuato da subito gli avversari da combattere: i Testimoni di Geova, i Mormoni, Scientology, Reiki, le sette sataniche e, naturalmente, l’origine di tutti i mali, il “lavaggio del cervello”. Diversamente interessato al fenomeno sorse, nel 1988, il CESNUR-Centro Studi sulle Nuove Religioni che preferì rifarsi al termine più “neutrale” di “Nuovi Movimenti Religiosi” e che ben presto si segnalò nell’ambito accademico internazionale per la serietà e l’imparzialità dei suoi metodi di osservazione e studio. Ma dallo stesso humus culturale del GRIS, e da iniziative di singoli che ne condividevano gli intenti, gemmarono tanti altri gruppuscoli, segnati da contrapposizioni polemiche tra loro e da personalismi di varia natura, di cui ancora in questi giorni si sente l’eco.

Oggi, nell’uso della categoria di psicosette si è passati da un’accentuazione sul tema “-sette”, ad una sottolineatura dello “psico-“. Precedentemente, le sette erano comunque considerate piante cresciute (magari come “male erbe”) nel giardino della religiosità: le sette tendono a sorgere entro gruppi religiosi esistenti, prendendone le distanze, verso un nuovo assetto religioso. Se ne è occupata anche la nostra Società con il convegno internazionale di Roma (Aletti, 1994). Le psico-sette sembrano oggi avere per obbiettivo, più che la ricerca del Trascendente, una sorta di autotrascendimento del soggetto, l’accrescimento del “potenziale umano”, la ricerca di benessere psico-fisico, la condivisione di emozioni, la sovrapposizione di salute e salvezza… La connotazione religiosa è spesso assente, o presente come una vaga orma di sacralità.

Così vastamente intesa, la categoria psicosette accoglierebbe un’infinità di gruppi psico-. Dalle colorate tipologie dei gruppi di auto-aiuto, di meditazione, di reberthing, di experiencing psicomotoria, a tutte le forme di “-terapia”: coi colori, coi fiori, con la danza, con i cuccioli di animali etc….senza dimenticare la diversificata tipologia dei vari training, counseling, coaching, e di… consulenza filosofica, etc. In questa prospettiva le psico-sette sarebbero infinite. Non va dimenticato, infatti, che molti dei gruppi sopra citati presentano una struttura blandamente “settaria”: netta distinzione tra “dentro” e “fuori”, scarso atteggiamento autocritico, leadership autoritaria, con “maestri” che si atteggiano a guru, circondati da seguaci “devoti”; adepti pronti a gravi rinunce per sentirsi accettati nel gruppo o semplicemente per compiacere i loro guru: cessione di danaro, prestazioni sessuali, credulità acritica, proselitismo esasperato.

Tutto questo ha dei significati psicologici e suppone, negli adepti, dei legami di dipendenza e scarsi livelli di autonomia critica. Ma di qui a parlare di “lavaggio del cervello” o di “plagio mentale”/persuasione coercitiva” ce ne passa (cfr. Aletti e Alberico, 1999). In caso contrario, finiremmo per rintracciare gli stessi processi in numerosi altri fenomeni di aggregazione: quelli degli ultras (o semplicemente in tutti i gruppi di tifosi: chi più “plagiato”), nei gruppi di fans di cantanti e attori, nelle tecniche di persuasione pubblicitaria (e politica!) e nelle tecniche di addestramento militare…ma anche in tante devozioni credule a visioni religiose e miracoli dei fedeli di questo o di quel santo.

Può essere istruttivo ricordare che il concetto di “lavaggio del cervello” fu escogitato quando l’opinione pubblica americana non sapeva darsi altra ragione del fatto che dei soldati USA, pur liberati dalla prigionia in Asia, rifiutassero di tornare in patria, e condividessero i valori di una società comunista (cfr. Introvigne, 2002). Altrettanto utile osservare che il lavaggio del cervello è sempre un problema che riguarda gli “altri”. Esso fornisce una pronta risposta per spiegare le credenze (fedi/illusioni) degli altri che noi non condividiamo. Così ad esempio, per molti genitori potersi dire che il proprio figlio è scappato di casa ed è entrato in una setta perché è stato “manipolato” può a volte fare aggio sulla ricerca delle cause in un preesistente disagio familiare… Ma sarà bene ricordare che la storia del Cattolicesimo è piena di esempi edificanti di ragazze che scappano di casa per rinchiudersi in convento contro il volere di padri malevoli, o di “matti” che si spogliano nudi per seguire la propria vocazione…

Per lo psicologo, la questione va posta in altri termini e su un altro orizzonte. Il “bisogno di credere” è costitutivo dell’esperienza umana: dalla cieca fiducia di base del bambino nella madre, fino alla convinzione intima dell’innamorato circa i sentimenti del partner. Ma può anche scivolare in credulità e fideismo. inoltre, il credere è spesso rinforzato dalla condivisione di un gruppo; in qualche caso fino a forme così irragionevoli che sembrerebbero confermare il classico vulgus vult decipi. Ma ciò vale per tutte le esperienze umane,… anche per l’amor di patria o per la fedeltà alla propria istituzione religiosa. La credulità si manifesta in tante forme della vita sociale: per non parlare di ciò che avviene nel campo della pubblicità e in politica, basti pensare al successo commerciale di maghi, indovini, fattucchiere e oroscopari… All’origine c’è un bisogno di sognare, di evadere, ma anche una ricerca di speranza e di senso. Ora, i cammini della speranza sono spesso sentieri di fuga dalla disperazione: va loro riconosciuta una valenza psicologica, considerando la loro funzione, più che la loro “verità”. Tutto ciò può fornire qualche criterio per la valutazione psicologica anche delle psico-sette ad orientamento religioso.

E quando la situazione diventa un problema di ordine pubblico? Allora non è questione di religiosità, vera o falsa e non occorrono leggi speciali per combattere le psicosette. Se c’è un reato, ci penseranno le polizie e i giudici, per quel che loro compete. Se c’è un abuso della professione psicologica (o medica) ci penseranno gli Ordini professionali (degli psicologi o dei medici).

Ma che non si dia spazio ad uno Stato arbitro dei valori etici o giudice di ciò che è religioso (buono) e di ciò che è “satanico” (cattivo), di ciò che è libera scelta e ciò che è “plagio”. Che non si lasci ad un potere poliziesco la possibilità di confondere studio e divulgazione scientifica di un fenomeno, fosse anche criminale, con favoreggiamento e proselitismo.

Dal canto nostro, come psicologi della religione, intendiamo studiare i fenomeni per coglierne strutture e dinamismi psicologici (individuali e di gruppo). Il nostro campo di indagine si estende (e si limita) a tutti i fenomeni che si presentano come religiosi (e/o spirituali, secondo le tendenze prevalenti nella letteratura anglosassone) siano esse definibili sociologicamente come religioni o come sette.

Mario Aletti
Bibliografia:

Aletti. M. (Ed.) Psicoterapia o Religione? Nuovi fenomeni e movimenti religiosi alla luce della psicologia, Roma, LAS, 1994

Aletti, M., & Alberico, C. (1999). Tra brainwashing elibera scelta. Per una lettura psicologica dell’affiliazione ai Nuovi Movimenti Religiosi. In M. Aletti & G. Rossi (Eds.), Ricerca di sé e trascendenza. Approcci psicologici all’identità religiosa in una società pluralista (pp. 243-252). Torino: Centro Scientifico Editore.

Hood, R. W., Jr., Spilka, B., Hunsberger, B., & Gorsuch, R. (1996). Trad. it. Psicologia della religione.Prospettive psicosociali ed empiriche. Torino. Centro Scientifico Editore, 2001.

Introvigne, M. (2002). Il lavaggio del cervello: realtà o mito? Leumann (Torino): ElleDiCi

 

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