Raffaella Di Marzio

Essere o non essere setta: QUESTO è il problema
Quando l’informazione diventa dogma, i comitati diventano tribunali, gli esperti diventano guru e le persone rimangono, comunque, vittime. 21/02/2008
Articolo di Raffaella Di Marzio

Articolo tratto da La gazzetta del Mezzogiorno, 15 Febbraio 2008, p.2.
Caso setta, blitz romano della polizia. Ottanta adepti di “The sacred path” sorpresi in un albergo della capitale: anche un prete L’attività della presunte setta “the Sacred Path”continuerebbe, almeno apparentemente. Lo dimostrerebbe il blitz, compiuto dalla polizia di Roma, in un albergo della capitale. Gli agenti hanno trovato il presunto santone, Vito Carlo Moccia, 55 anni, barese, insieme con un’ottantina di persone, impegnate a partecipare a una riunione più o meno rituale, con tanto di candele. Fra loro, anche un sacerdote e uno psicologo. Gli agenti hanno interrotto l’incontro, hanno generalizzato i partecipanti e sequestrato alcuni documenti e le stesse candele utilizzate. L’incartamento investigativo è stato poi trasmesso al pubblico ministero inquirente, il sostituto barese Francesco Bretone. Stando alle indagini sfociate nella notifica di alcune informazioni di garanzia a ottobre scorso, il “gruppo dirigente” della presunta setta avrebbe diffuso – con un certo consenso e una popolarità anche televisiva – il metodo psicologico innovativo ” Arkeon”. La sede di “The Sacred Path” è a Bari.

Prendendo spunto da questa notizia, vorrei fare alcune riflessioni in merito a quattro questioni che, in questo articolo, vengono affrontate simultaneamente poichè sono strettamente collegate tra loro:
1) il modo approssimativo e/o aggressivo di fare informazione (di cui l’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno è solo un pallido e sbiadito esempio)
2) il modo in cui alcune agenzie mediatiche, gruppi di professionisti esperti e di cittadini si sono impadroniti e stanno attualmente gestendo il caso ARKEON, nome attribuito ad un percorso sperimentato e ideato da Vito Carlo Moccia
3) le conseguenze generate da una gestione dei conflitti tra sistemi sociali che mira non alla risoluzione e composizione dei conflitti stessi ma ad una loro estremizzazione, allo scontro tra le diverse parti, che in alcuni casi può arrivare alla organizzazione di gruppi di pressione che si attivano per mettere in atto minacce, intimidazioni, e alimentare, comunque, un clima di tensione sociale
4) il modo di affrontare lo studio e la ricerca sulle nuove forme di religione, spiritualità e le nuove forme di aggregazione che mirano a potenziare le capacità umane e dare una risposta (religiosa, filosofica, antropologica) alle domande dell’uomo su se stesso, sul senso della vita e della morte. In questo ambito la difficoltà dello studioso sta nel comporre e verificare le diverse narrazioni, quelle di chi è entusiasta e di chi è scontento, di chi ha avuto benefici e di chi si è sentito o è stato realmente abusato
Per quanto mi riguarda mi trovo coinvolta nel caso Arkeon mio malgrado, poichè, fino a qualche mese fa, non ero a conoscenza neanche dell’esistenza di questo gruppo.
Qualche tempo fa ho ricevuto una strana email da uno dei maestri di ARKEON, i cui seminari sono stati sospesi dall’ottobre del 2007, dopo circa un anno e mezzo di indagini iniziate il 20 Giugno 2006 e la consegna di alcuni avvisi di garanzia. Erano e sono indagate dalla Procura della Repubblica di Bari sei persone, tra le quali Vito Carlo Moccia.
Una persona che si identificava con nome e cognome mi chiedeva aiuto perchè lui, la sua famiglia e le famiglie di altri aderenti allo stesso gruppo erano state oggetto di alcune trasmissioni televisive, articoli giornalistici e discussioni in Internet nelle quali ARKEON veniva definito “psicosetta” o “psicosetta satanica”, il loro fondatore “guru” o “caposetta” e loro, tutti in blocco, o poveri plagiati oppure (peggio) complici delle malefatte del “capo-setta”.
Questa persona mi indicò alcuni link dai quali si accedeva alle registrazioni delle trasmissioni, ad articoli di giornali e forum di discussione nei quali un certo numero di persone (non si sa mai quante persone dal momento che si usano gli pseudonimi) denunciavano gli abusi subiti nella “psicosetta” ARKEON.
Il maestro di ARKEON che mi ha contattato mi aveva anche chiesto dei chiarimenti su cosa fosse il lavaggio del cervello e il plagio (voleva sapere come funzionasse il processo per cercare di capire se c’era qualcosa in lui che non andava) e io l’ ho invitato a leggere alcuni miei articoli pubblicati su questo portale.
La cosa che mi lasciò perplessa fu la motivazione con la quale questa persona mi aveva scritto: chiedeva aiuto in quanto, come membro della “setta”, era stato travolto, insieme a decine di altre persone, e intere famiglie, da una ondata mediatica di fronte alla quale si sentiva “indifeso”, “confuso”, “sbigottito”, “smarrito” e “impotente”, poichè, essendo definito membro di una setta, risultava anche, di conseguenza, “plagiato” e quindi qualsiasi cosa dicesse o facesse non sarebbe stata presa in considerazione da nessuno. Chi ascolterebbe un plagiato?
Non mi era mai capitato di ricevere una richiesta di aiuto simile a questa.
Le richieste di aiuto che ricevo sono quelle di famigliari di persone che sono entrate a far parte di qualche gruppo e che chiedono aiuto per ritrovare il loro congiunto. Oppure mi scrivono persone che sono uscite da una setta e chiedono come fare per ritornare alla loro vita di prima, recuperando la serenità perduta. Ricevo anche semplici richieste di informazioni su gruppi di vario genere da parte di enti o di privati.
Mi colpirono due cose: la prima fu che la persona in questione mi diceva che all’interno di ARKEON era iniziato da tempo un processo di riflessione e di autocritica, provocato anche dall’ondata mediatica e dalle accuse a loro carico. Mi diceva anche che probabilmente c’erano stati dei casi di abuso in qualche seminario e che l’aver appreso questa cosa li aveva profondamente segnati e li aveva spinti ad autoesaminarsi e a sottoporsi all’esame di enti esterni a loro. Il loro tentativo era quello di capire dove avevano sbagliato e cosa potevano fare per correggere e, se possibile, migliorare, il percorso ideato dal loro fondatore. Il fatto che una “psicosetta” si dimostrasse disponibile a fare autocritica mi colpì perchè, anche quando sono attaccate, le “sette” si difendono chiudendosi e attaccando i critici con le stesse modalità o con maggiore ferocia. L’autocritica è l’ultima cosa che fanno i gruppi settari.
La seconda cosa che mi colpì fu che il maestro di ARKEON mi disse di avermi contattato a titolo personale e che il fondatore, il “capo-setta”, non ne sapeva nulla.
Nelle sette non succede mai che un adepto prenda iniziative del genere (specie durante un attacco proveniente dall’esterno) senza autorizzazione del ” capo”.
Poichè non si trattava di un fuoriuscito ma di un maestro di Arkeon, vicino e solidale con il fondatore, la cosa mi stupì e cominciai a chiedermi: mi trovo veramente davanti a una setta?
Era indubbio che all’interno di ARKEON qualcuno aveva sbagliato abusando di alcune persone e c’erano alcune cose poco chiare, ma l’intera organizzazione poteva essere tacciata di essere una “psicosetta”?
Al di là delle finte e ridicole precisazioni di chi afferma che “setta” non è un termine dispregiativo, sappiamo tutti che, quando si taccia un gruppo di essere una “setta” si intende un sistema pericoloso, dove vengono perpetrati abusi sistematici sulle persone e dove i più deboli vengono indotti a pensare e a compiere azioni che, altrimenti, non avrebbero mai compiuto. La “setta” tende a fagocitare i suoi membri nel sistema separandoli dagli altri sistemi di appartenenza (famiglia, amici ecc.), la setta prosciuga i beni materiali e le risorse mentali delle persone che ne fanno parte, molte delle quali vi entrano con l’inganno, senza rendersi conto di cosa sia veramente il gruppo a cui aderiscono.
Potrei continuare ancora per molto sulla descrizione di cosa è una “setta”, ma rimando alla lettura di autori come S.Hassan e M. Singer e, per una visione critica della loro teoria, M. Introvigne, M. Aletti e altri. Per ulteriori approfondimenti, anche in questo portale si trovano una serie di articoli sull’argomento.
Mentre iniziavo a raccogliere informazioni sul caso ARKEON cercavo anche di riflettere e di non lasciarmi influenzare troppo dai media e dalle testimonianze lette, tutte molto critiche.
Le trasmissioni che avevo visto erano organizzate come dei processi in cui si sa già chi è colpevole. Ai “cattivi” veniva, di fatto, impedito di parlare, tranne che in un caso: una trasmissione di Maurizio Costanzo, in cui due membri di ARKEON sono stati invitati e hanno parlato senza essere interrotti.
Ho letto anche i messaggi delle persone che in un forum raccontano la loro esperienza “devastante” in ARKEON e, sullo stesso forum, ho letto anche i messaggi dei membri di ARKEON che cercavano di dire la loro e rispondere alle critiche: venivano di volta in volta ridicolizzati, o peggio, tanto che, alla fine, hanno rinunciato.
In ogni caso, le testimonianze dei critici erano molto pesanti:segnalavano episodi, azioni e pratiche discutibili, riprovevoli e anche penalmente rilevanti.
Dopo questa prima ricognizione delle informazioni che circolavano sulla rete e di quelle diffuse dalle varie trasmissioni, ho cercato il Sito Web di ARKEON per leggere la loro versione dei fatti o almeno il loro modo di presentarsi, ma i loro siti erano stati oscurati e quindi in rete rimanevano solo le testimonianze dei critici. Ho cercato notizie di Arkeon in altri ambiti, in ambienti universitari e centri di studio, ma nessuno sapeva dire nulla in proposito, se non quello che avevano detto i media.
Preso atto di questa situazione ho ritenuto giusto ascoltare anche l’altra parte in causa, non solo perchè si trattava di una richiesta di aiuto da parte di una persona veramente sofferente (io attribuisco un valore identico alla sofferenza, sia che essa sia sperimentata da una vittima delle “sette” sia che sia sperimentata da una vittima degli “antisette”) ma anche e soprattutto perchè credo che lo studio di un fenomeno sia valido e accurato solo se si ascoltano tutte le parti in causa.
Dopo qualche tempo ha preso contatto con me il fondatore di ARKEON, Vito Carlo Moccia, il quale mi ha messo a disposizione i risultati di una ricerca (peraltro ancora da completare) fatta su ARKEON da un ente istituzionale riconosciuto a livello internazionale e mi ha detto di
aver parlato con alcuni dirigenti del GRIS (Gruppo di Ricerca e Informazione Socioreligiosa) chiedendo anche a loro che il percorso di ARKEON fosse studiato per verificare tutto ciò che di sbagliato c’era stato e c’era ancora e quanto di positivo vi si potesse ritrovare.
Dopo aver visionato il rapporto del centro di cui ho parlato sopra e aver verificato che il desiderio di autocritica c’era e che il fondatore e gli altri membri più vicini a lui erano disponibili a farsi conoscere, ho accettato l’invito a partecipare ad un incontro informativo con allievi e maestri di ARKEON.
La motivazione di questo incontro era quella di presentarmi e di farmi conoscere (naturalmente erano sospettosi e non si fidavano più degli “studiosi” o dei giornalisti), e di chiedere la loro collaborazione per portare avanti uno studio su ARKEON. L’incontro sarebbe stato anche il momento adatto per fare alcune interviste e per riflettere su quanto stava avvenendo (campagna mediatica compresa).
Questo incontro si è svolto il 9 febbraio 2008 a Roma. Erano presenti allievi, coppie, famiglie con figli, genitori di allievi, in totale quasi un centinaio di partecipanti. C’erano professionisti, casalinghe, psicologi, medici ecc. ecc.
La sala era stata preparata con le sedie in cerchio. Dopo esserci seduti una persona ha messo al centro della sala una bella candela piuttosto grande, che è stata accesa. So che per i membri di Arkeon il fuoco ha un significato simbolico. Per questo motivo non mi sono stupita che quel simbolo fosse presente. Inoltre, mi ricordava le serate estive di diversi anni fa, quando sulla spiaggia, di sera, insieme ad altri giovani ci divertivamo ad accendere il fuoco e a sederci tutti intorno per raccontarci le nostre storie.
Subito dopo esserci seduti Vito Carlo Moccia mi ha brevemente presentato e mi ha dato la parola. Ho colto l’occasione per risalire agli inizi dei miei studi sul fenomeno settario, per spiegare le ragioni per cui ancora oggi, dopo circa 15 anni, continuo a impegnarmi in questo ambito di studio, ricerca e aiuto, e, in particolare, del mio interesse ad approfondire il caso ARKEON.
Ho esposto da una prospettiva molto critica le mie considerazioni su come i vari media-associazioni-comitati hanno condotto la feroce campagna contro di loro e ho indicato quelle che potrebbero essere le chiavi di lettura del fenomeno.
Mentre parlavo osservavo le persone intorno a me: ho visto persone piangere raccontando gli effetti devastanti e le sofferenze che la campagna mediatica ha avuto sulla loro famiglia, sui loro figli, sul loro lavoro. Ho visto persone spaventate e timorose di parlare non perchè avessero fatto qualcosa di male ma perchè traumatizzate da quanto stava loro accadendo.
Tutte quelle persone non avevano mai, in tanti anni, assistito alle scene descritte nei forum e non sapevano nulla degli abusi di cui parlavano le persone che raccontavano le loro esperienze in televisione. Cadevano letteralmente dalle nuvole.
Durante la mattinata, mentre ascoltavo e talora intervenivo, osservavo il modo di porsi degli “adepti” di fronte al “guru”. Vito Carlo Moccia è stato, durante l’incontro, salutato da tutti con affetto e gratitudine ma è stato anche criticato con vigore da qualcuno, poi sostenuto da altri,
che, pur rinnovandogli stima e gratitudine, non si sono certo mostrati reticenti nel dirgli quello che pensavano di lui, di ARKEON e di quanto stava accadendo, sollecitando l’intero “cerchio” a darsi da fare per chiarire e definire il percorso ARKEON in modo da evitare ulteriori fraintendimenti e, soprattutto, fatti gravi come quelli di cui qualcuno è accusato.
Mentre avveniva questo osservavo le reazioni: si vedeva chiaramente che in quel “cerchio” e in quel contesto Moccia non era il capo indiscusso. Nessuno gli ha chiesto: cosa dobbiamo fare? Chi voleva prendeva la parola facendo riflessioni personali su quello che sta accadendo ad Arkeon, nessuno è stato censurato e nessuno ha offerto soluzioni preconfezionate.
Vito Carlo Moccia non ha cercato di rispondere, ma sembrava, piuttosto, ascoltare e riflettere.
Un altro elemento che, a mio avviso, è significativo è questo: nonostante lo sbigottimento e la sofferenza che si potevano percepire nei presenti, non ho sentito NESSUNO, denigrare, offendere o rivelare segreti di coloro che sono fuoriusciti da ARKEON e che oggi diffondono le loro esperienze e testimonianze sui media.
La maldicenza verso i fuoriusciti e la rivelazione di segreti per metterli in cattiva luce sono un altro aspetto tipico delle “sette”.
Parlando dei loro “nemici” i presenti mostravano piuttosto profondo dispiacere per la possibilità che qualcuno avesse subito abusi nei seminari e incredulità di fronte alla ferocia di alcuni di questi fuoriusciti.
A proposito di questo ho sentito raccontare perfino di violenze fisiche e ho visto con i miei occhi lettere di minaccia, intimidazioni ecc.
Negli ultimi due anni chiunque è entrato in contatto con Arkeon, ha ospitato (prima della loro sospensione, nell’ottobre 2007) le persone che partecipavano ai seminari, ha intrapreso studi su Arkeon (non finalizzati alla sua denigrazione), ha parlato pubblicamente in termini positivi del percorso ecc. ecc. ha dovuto subire intimidazioni e minacce di vario genere. Si è costituto anche un comitato che si firma “I familiari delle tante vittime del demonio Vito Carlo Moccia” il quale dice di essere costretto all’anonimato “per tutelare i loro famigliari dalla ripercussioni negative che verrebbero perpetrate nei loro confronti da parte del Moccia per rappresaglia” e che ha inviato a decine di persone lunghi fax nei quali afferma che “ospitare i seminari di arkeon, equivale ad essere complici delle malefatte del Moccia e probabilmente anche perseguibile sia penalmente sia civilmente”.
Nella campagna diffamatoria della stampa e della televisione sono finiti anche due sacerdoti attirati con l’inganno da certi giornalisti esperti in questa modalità di fare “informazione” e ripresi dalle telecamere nonostante le proteste e prima che potessero riprendersi dall’ amara sorpresa.
Non è necessario sottolineare come questi metodi di pressione vadano a svantaggio di tutti e contribuiscano a fare altre vittime, oltre a quelle che ci sono state.
Credo che la modalità più correta di affrontare questi conflitti sia quella di lasciar fare a ciascuno il suo “mestiere”. Le procure, gli avvocati e le forze dell’ordine hanno dei compiti precisi che stanno già svolgendo da tempo. Le persone indagate dovranno difendersi dalle accuse e, se non ci riusciranno, dovranno pagare per i reati commessi, chi è convinto di essere stato danneggiato ha fatto il suo dovere, che era quello di denunciare.
Perchè accanirsi, allora?
Ma torniamo al 9 febbraio e alla mia osservazione.
Un altro aspetto che mi ha colpito, sapendo che ARKEON nasce all’interno di un percorso REIKI (che oggi è del tutto abbandonato) è che un certo numero di persone presenti, nel momento di condividere la loro esperienza in ARKEON,mi hanno raccontato di essere tornati o di essersi convertiti alla fede cattolica.
Ho parlato con persone separate da molti anni che si sono sposate in chiesa, con persone che hanno fatto una vita dissoluta e si sono battezzati in età adulta, ho parlato con alcoolisti e tossicodipendenti che hanno superato la loro dipendenza e oggi svolgono un’attività rispettabile, sono sposati secondo il rito cattolico e hanno bambini che hanno scelto di battezzare a loro volta.
Altre persone, invece, mi hanno detto di essere agnostiche o atee, ma di rispettare la fede degli altri.
Lo scambio di informazioni, riflessioni e suggerimenti è andato avanti fino alle 15 circa quando si è deciso di fare una pausa per pranzare.
A quel punto la mia impressione-sensazione non era quella di chi si trova dentro un gruppo settario, non mi sembrava che ne avesse le caratteristiche.
Certo, si trattava solo di una prima impressione, non era una esperienza di ARKEON durante un seminario o un intensivo, era solo un primo contatto. Anche questo, comunque è un inizio da cui partire, un tassello da cui cominciare a costruire un mosaico suscettibile di approfondimenti, aggiustamenti e verifiche.
Mi trovavo di fronte a due realtà decisamente opposte l’una all’altra: quella descritta dai media e in Internet, e quella che vedevo con i miei occhi.
Che la verità come al solito stesse nel mezzo? Forse i membri di Arkeon presenti non erano tutti sotto influenza del lavaggio del cervello? Oppure fingevano tutti quanti con me in una rappresentazione teatrale ben orchestrata per ingannarmi? Se qualcuno è appassionato di complottismo potrebbe abbracciare anche questa ipotesi. Allo
stesso modo si potrebbe immaginare un complotto colossale ai danni di Arkeon da parte di qualcuno, ma anche questo è complottismo puro e personalmente non ho interesse a interpretare la realtà in termini di ipotesi e complotti.
Torno dunque ai fatti e al 9 febbraio scorso. Durante la pausa pranzo, abbiamo visto entrare alcune persone che abbiamo subito identificato come agenti della DIGOS. Siamo stati invitati a consegnare i nostri documenti, gli agenti hanno sequestrato la candela, il manifestino di Arkeon appeso fuori dalla porta della sala, un computer, delle videocassette e anche alcuni manifesti del mio sito che avevo portato quella mattina (non c’è problema, sono lieta di farne omaggio alla Digos di Roma).
Subito dopo ci è stato detto che, poichè eravamo persone informate dei fatti, ad alcuni di noi sarebbe stato chiesto di rispondere ad alcune domande.
Non so esattamente quante deposizioni siano state firmate, ma tra le altre c’era anche la mia.
Dopo circa tre ore di formalità ci sono stati restituiti i documenti e ci è stato consentito di ritornare nella sala e riprendere la riunione. Nessuno era andato via, a parte chi doveva partire, e in molti hanno condiviso la loro esperienza. Ho avuto modo di ascoltare alcune testimonianze che mi saranno utili per lo studio che ho intrapreso. L’incontro si è concluso intorno alle ore 20.
Per quanto mi riguarda vorrei cercare di rimanere fuori dalla baraonda, di avvicinarmi il più possibile alla verità, di osservare un fenomeno sociale per descriverlo. ARKEON, come molti altri movimenti e gruppi presenti in Italia e nel mondo, è un percorso nel quale si sono ritrovate persone che, come molte altre che frequentano altri gruppi, cercano risposte su se stessi, sulla vita, sulla morte, il dolore, la sofferenza. E’ un piccolo sistema sociale con tutte le dinamiche tipiche dei sistemi sociali, all’interno dei quali c’è sempre una certa dose di “manipolazione”. Tutto sta a comprendere se questa manipolazione supera o no un certo livello di intensità, se le persone vengono rispettate nella loro libertà, nei loro sentimenti, nella loro sensibilità oppure no.
Per quanto riguarda me ho imparato dai miei errori a non affrettare troppo le conclusioni e a non formulare giudizi sull’onda dell’emotività, del rancore, dell’ indignazione.
Procedo, dunque, con la mia ricerca su Arkeon e sono disponibile ad accogliere le testimonianze di persone che si sentono danneggiate da questo percorso, che hanno sofferto a causa di ARKEON così come accolgo le testimonianze degli altri.
Il giorno 17 febbraio 2008 un utente di questo portale ha postato per la prima volta nei Forum invitando a fare qualche riflessione su ARKEON. Chi fosse interessato può leggere i vari interventi che ritengo utili per comprendere le dinamiche interne al gruppo e anche le critiche che provengono dall’esterno.
Fino ad oggi, oltre alle esperienze ascoltate durante l’incontro (una quindicina), ho ricevuto la disponibilità di altre 30 persone che hanno frequentato seminari e che hanno avuto benefici all’interno di ARKEON e di 3 persone che criticano il percorso e si dichiarano danneggiate da esso.
Le 30 persone di ARKEON mi hanno fornito il loro nome e cognome, delle tre persone “scontente”, due sono fuoriuscite (di loro conosco nome e cognome), la terza si presenta come madre di una persona che frequenta ARKEON, ma di lei non conosco le generalità.
Ringrazio tutte queste persone per la loro disponibilità e rimango in attesa di ulteriori contributi, da qualunque “fronte” provengano.
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